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Virginia Martini: Softball, non solo uno sport di testa.

A cura di Virginia Martini

Olimpiadi, chi tra noi amanti dello sport non attende con ansia questo evento dove abbiamo la possibilità di ammirare gli sportivi più prestanti al mondo?

Ogni quattro anni la nostra fantasia viene rapita dalle immagini di questi atleti al massimo della loro forma, mentale e fisica, i loro corpi esprimono energia pura e i loro volti determinazione estrema.

Perché vi parlo di tutto ciò in un articolo sul softball? 

Prima di rispondere voglio porvi io un’altra domanda.

Vi siete mai soffermati ad ammirare i loro fisici?

Avete notato quanta differenza troviamo tra il corpo di un centometrista e di un corridore di fondo?

Oppure tra un ginnasta e un lanciatore del peso?

Per quanto mi riguarda questo è sempre stato uno degli aspetti più interessanti dei giochi olimpici, sin da piccola tentavo di soffermarmi ad individuare tutte le minime differenze di quei corpi così atletici, volevo capire come mai il massimo della forma fosse raggiunto in maniera talvolta così differente tra le varie discipline.

Crescendo ho iniziato a capire come questo fosse possibile in primis osservando me stessa, infatti io gioco a baseball da quando ho imparato a camminare e già all’età di 12 anni, subito dopo lo sviluppo, il mio corpo ha iniziato a comporsi in maniera nettamente differente da quello delle mie amichette che invece facevano danza. 

Arriviamo dunque al baseball e al softball.

I ragazzi della mia età hanno vissuto un importante momento di transizione di questo sport, arrivato troppo in ritardo in Italia rispetto ad altri stati, per molti anni infatti il baseball e il softball sono stati visti come sport dove la componente fisica non aveva troppo valore, se pesi 130 kg ma batti sempre fuoricampo o lanci a 90 miglia sei comunque un buon giocatore.

Per quanto mi ricordo la preparazione atletica nei club è sempre stata aimé troppo improvvisata, complice sicuramente il fatto che questo sport in Italia sia veramente poco conosciuto e dunque privo di sufficienti risorse per comporre un giusto organico, a meno che tu non fossi nel giro della Nazionale (fortuna che ho avuto per un periodo) non potevi contare su una programmazione efficiente.

Negli ultimi 10 anni la tendenza però ha iniziato a cambiare, osservando i giocatori stranieri sempre più in forma ci siamo accorti di quanto una buona preparazione fisica possa influenzare la prestanza di un giocatore.

 Una preparazione atletica mirata può permettere ad un giocatore che non batte mai oltre la terra rossa di conquistarsi la prima base correndo semplicemente più veloce, un lanciatore può riuscire a guadagnare qualche miglio di velocità migliorando l’efficienza della sua catena cinetica inferiore, un battitore liberandosi dei chili di troppo avrà sicuramente uno swing più veloce ed efficiente, una spalla forte e stabile permetterà ad un esterno di effettuare un tiro pulito a casa e così dicendo.

Dunque come deve essere il corpo di un giocatore o di una giocatrice?

POTENTE! 

La potenza infatti è la caratteristica principale di un giocatore qualsiasi ruolo esso copra.

La potenza è composta da 2 capacità condizionali: FORZA E RAPIDITA’ o VELOCITA’.

Queste due componenti ci permettono per quanto riguarda la FORZA di avere un’attivazione neuro-muscolare qualitativa e quantitativa, infatti la forza che un giocatore e un preparatore devono ricercare in questo caso è principalmente di tipo neurale. Anche per quanto riguarda la velocità il fattore neurale è fondamentale, dovremo essere infatti in grado di migliorare la frequenza degli stimoli nervosi, sincronizzare e coordinare le unità motorie e ottimizzare la capacità di reazione. Per quanto riguarda la VELOCITA’ devo sottolineare l’importanza della genetica, purtroppo infatti questa è poco allenabile, a parità di allenamento 2 soggetti potrebbero avere risultati molto diversi.

Partendo dalla potenza il giocatore deve sviluppare anche la FORZA ESPLOSIVA che ci permette di esprimere la massima forza nel minor tempo possibile partendo da una posizione statica -un esempio può essere il tuffo di un interno per fermare una linea- e LA FORZA ESPLOSIVO ELASTICA che ha le stesse caratteristiche della prima ma si genera da una situazione di prestiramento muscolare o “contromovimento”, il nostro interno ha raccolto la palla e deve alzarsi velocemente per tirare ed effettuare l’out.

Ebbene questi sono gli obbiettivi fisici che un atleta di baseball o softball devono raggiungere per migliorarsi, nei prossimi articoli andremo sempre più a fondo e vedremo come ottenere questi risultati tramite la programmazione e la periodizzazione sport-specifica

A cura di Virginia Martini

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2 Thoughts to “Virginia Martini: Softball, non solo uno sport di testa.”

  1. Luca

    Complimenti, davvero un ottimo pezzo!
    Oltre ad affrontare in modo interessante i temi della preparazione atletica-fisica, mi ha indubbiamente fatto venire voglia di affacciarmi ad uno sport non così tanto conosciuto e stimato nel nostro paese.
    Adesso attendo con piacere i prossimi articoli!

    1. Virginia

      Ciao Luca sono veramente contenta di aver suscita in te interesse per questo magnifico sport ancora troppo poco conosciuto.
      Ti aspetto per i prossimi articoli dove potrai trovare gli approfondimenti degli argomenti fin ora trattati e molto altro!

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